I bagni chimici in spiaggia: hai mai realmente pensato alla loro necessità ?
Nonostante si possa pensare diversamente, la presenza dei bagni chimici in spiaggia è regolamentata. In particolare, dietro al loro posizionamento ci sono regole precise, responsabilità chiare e standard igienici che non possono essere ignorati. Bagni chimici in spiaggia insufficienti o mal gestiti, infatti, possono creare disagio ai bagnanti e generare un problema igienico reale, con conseguenti rischi per la salute pubblica e per l’ambiente circostante.
La norma europea EN 16194:2023 dedica una sezione specifica alle spiagge turistiche, urbane, naturali e interne, definendo il numero minimo di cabine da installare, la frequenza dei servizi di manutenzione e le responsabilità degli enti gestori. Scopriamo insieme, in questo articolo, tutte le informazioni per capire come funziona e cosa prevede la normativa.
A quali spiagge si applica la norma
La norma EN 16194:2023 si applica a un’ampia varietà di contesti balneari. Quando parla di spiagge, include:
- spiagge turistiche
- spiagge urbane
- spiagge non urbane
- spiagge naturali
- spiagge interne (laghi, fiumi, corsi d’acqua)
Il criterio per definire la stagione balneare è altrettanto preciso: si considera stagione predominante il periodo in cui l’afflusso del pubblico supera il 10% del massimo annuale. La stagionalità viene classificata come alta, media o bassa, e questa classificazione può variare a seconda del paese in cui si trova la spiaggia.
Chi è responsabile della gestione dei bagni chimici in spiaggia
Ora, prima di parlare di numeri, è fondamentale capire chi ha la responsabilità legale di garantire la presenza e la corretta gestione dei bagni chimici.
L’ente gestore della spiaggia come produttore iniziale di rifiuti
Secondo la norma EN 16194:2023, gli enti gestori delle spiagge sono considerati produttori iniziali delle acque reflue generate dai bagni chimici. Questo significa che sono direttamente responsabili della gestione dei rifiuti prodotti sulla spiaggia di loro competenza.
Questa responsabilità include:
- l’accettazione dei rifiuti generati e di quelli residui dopo l’utilizzo delle cabine sanitarie portatili
- i costi legati alla gestione di tali rifiuti, accettati o rifiutati, che ricadono sul produttore iniziale
Quindi, non è sufficiente installare le cabine e lasciare che qualcun altro se ne occupi. L’ente gestore deve farsi carico dell’intero ciclo, dalla fornitura dei servizi igienici fino allo smaltimento corretto dei reflui.
Il ruolo degli operatori di sanità portatile
Una volta che l’ente gestore affida il servizio a un operatore specializzato, è quest’ultimo a diventare responsabile della raccolta e del trasporto delle acque reflue fino al punto di scarico autorizzato dall’operatore del sistema fognario pubblico, dalla rete fognaria, dai collettori o dagli impianti di trattamento delle acque reflue designati da ciascun ente gestore della spiaggia.
Quanti bagni chimici servono in spiaggia?
Ora parliamo di numeri. Per quanto riguarda il numero di cabine da installare, questo dipende dalla capacità netta della spiaggia e dal livello di occupazione previsto. La norma distingue tre scenari di occupazione: bassa (50%), alta (75%) e totale (95%), con rapporti diversi per ciascuno.
Per spiagge con una capacità netta da 1 a 300 utenti, con frequenza di servizio giornaliera, la dotazione minima prevista è di 3 bagni chimici individuali e 1 bagno chimico accessibile alle persone con mobilità ridotta. Questo rappresenta il pavimento sotto cui non si può scendere, indipendentemente da qualsiasi altro calcolo.
Poi, il numero di cabine si calcola sulla base dei tre scenari di occupazione indicati nella norma, che comportano rapporti differenti:
- occupazione bassa (50%): 1 cabina ogni 50 utenti
- occupazione alta (75%): 1 cabina ogni 52 utenti
- occupazione totale (95%, spiagge turistiche e urbane): 1 cabina ogni 55 utenti
A questi dati, bisogna aggiungere un dettaglio importante: i bagni fissi già installati sulla spiaggia rientrano nel calcolo complessivo della dotazione. Invece, i bagni pubblici fissi o mobili posizionati sui lungomari o nelle strutture di ristorazione nei pressi della spiaggia non possono in nessun caso ridurre il numero ottimale di cabine portatili da installare direttamente all’interno della spiaggia stessa.
Con quale frequenza vanno manutenuti i bagni chimici in spiaggia?
Per ciò che concerne la manutenzione, quella minima obbligatoria è di una volta al giorno, nei giorni feriali, nei sabati, nelle domeniche e nei giorni festivi. Se la spiaggia ha un afflusso elevato o molto elevato di persone, la manutenzione deve essere effettuata almeno due volte al giorno, distribuita nell’arco delle 12 ore di apertura della spiaggia.
Questo è uno degli aspetti più critici della gestione: avere meno cabine del necessario crea un problema quando il serbatoio delle acque reflue va in overflow e la cabina non si trova più in condizioni igieniche accettabili.
I rischi durante la manutenzione
La norma è esplicita su un rischio specifico: durante la manutenzione delle cabine bisogna prestare la massima attenzione per evitare che le acque reflue cadano accidentalmente sulla sabbia della spiaggia. Un incidente di questo tipo avrebbe conseguenze igieniche e ambientali significative, soprattutto in contesti naturali o protetti.
Come devono essere posizionate le cabine in spiaggia
Anche il posizionamento è regolato dalla norma, con indicazioni precise che rispondono a logiche pratiche e di sicurezza:
- Sulle spiagge turistiche, urbane, naturali e interne, la distanza massima tra le batterie di bagni chimici non deve superare i 100 metri. Il percorso per raggiungerle deve essere facilmente accessibile agli utenti: quanto più le cabine sono raggiungibili, tanto più vengono utilizzate quando necessario, riducendo il rischio che i bagnanti si arrangino diversamente.
- Le cabine non possono in nessun caso essere posizionate nelle aree sabbiose destinate al riposo e alla balneazione. Questa regola serve a facilitare la pulizia quotidiana della sabbia e a evitare rischi igienici connessi alla presenza dei serbatoi in zone ad alta frequentazione.
- Il veicolo di manutenzione deve poter operare su terreno solido, e la distanza massima tra la cabina e il mezzo di servizio non deve superare i 10 metri.
I bagni per persone con mobilità ridotta
Un’altra cosa che la norma prevede obbligatoriamente, è la presenza di cabine accessibili alle persone con mobilità ridotta in tutti i punti di accesso alla spiaggia dotati di servizi di accessibilità . Queste cabine devono essere riservate esclusivamente all’uso di queste persone e non possono essere conteggiati come cabine ordinarie.
Le cabine accessibili devono essere:
- posizionate al livello del suolo, senza gradini o barriere
- dotate di porta con apertura di almeno 80 cm
- con interno di almeno 140 cm di profondità e larghezza
- dotate di maniglioni e barre pieghevoli con piedini
- equipaggiate con gel idroalcolico o sapone per l’igiene delle mani
Quale bagno chimico scegliere per una spiaggia?
Insomma, per fare un punto in generale, in un contesto balneare le esigenze sono specifiche: le cabine devono resistere all’esposizione prolungata al sole, all’aria salmastra, alla sabbia, e devono poter essere spostate e riposizionate con facilità durante la stagione. I modelli Tblustar, azienda leader nel settore dei bagni chimici portatili, rispondono a queste caratteristiche con soluzioni pensate per un uso intensivo in ambienti esterni.
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Una gestione corretta dei bagni chimici in spiaggia è il presupposto per offrire un servizio balneare all’altezza degli standard igienici e di dignità che ogni utente ha il diritto di aspettarsi.